L'amicizia è quella cosa che può rendere migliore le nostre vite e quelle di tanti altri

Nome: Paolo
un ragazzo semplice, incasinato col lavoro, amante delle piccole cose e un pò fuori dal comune...
utente anonimo in Belle parole e poi.....
utente anonimo in Uff... Mai un minuto
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La Romania ha attraversato un periodo molto instabile e burrascoso dalla morte del dittatore Ceausescu in poi.
Quando lasci imprvvisamente le briglie ad un cavallo, la prima reazione è quella di una corsa sfrenata e senza controllo, atta a sfogare tutte le voglie possibili e immaginabili, che un essere costretto a sottostare a certe regole non può fare. Alla fine, stanco di correre, senza fiato, l'animale si ferma e torna ad essere docile e ubbidiente.
Nel caso di un popolo la reazione, di solito, è la stessa e porta ad un periodo di caos e anarchia. Questa fase di solito dura tanto più a lungo quanto lungo è stato il periodo di soggiogo del tiranno.
Di solito le acque si calmano nel giro di qualche mese, a volte qualche anno.
La minore delle volte il paese non riesce a tornare ad uno stato di ordine: vuoi per colpa di politici inetti, vuoi per corruzione dilagante e vuoi per ignoranza generale della popolazione, la ripresa non avviene.
E, a mio avviso, la Romania cade proprio in quest'ultima categoria. E le colpe sono una somma dei tre motivi sopracitati, con misura maggiore per gli ultimi due.
Al primo posto sicuramente va l'ignoranza generale dei cittadini: tra il fatto che la maggioranza sono nomadi o contadini, la cultura e l'educazione scolastica non c'è proprio. Quelli che sono usciti da poco da tale condizione ha messo al mondo persone che forse solo ora riescono ad andare a scuola.
Ma una buona percentuale di questi ultimi è traviata da criminali senza scrupoli, gente che ha preso la palla al balzo dopo l'uscita di Ceausescu.
Politici e polizia sono corrotti e pensano al profitto facile dopo anni di 'sissignore'!
E allora, come è possibile che l'UE non si sia accorta della situazione e abbia permesso alla Romania di diventare uno stato comunitario, ora, in questo momento.
A mio avviso il metro di valutazione è incompleto! Non basta un'economia in ripresa e buoni conti a fine anno per avere diritto all'entrata. La Romania certamente ha un tornaconto economico nell'entrare nel mercato comunitario e la favorirà non poco a crescere, ma la questione è: culturalmente erano pronti?
Erano pronti i cittadini ad assumersi gli obblighi che ciò comporta? O erano solo vogliosi di andarsene dalla Romania per cercare fortuna altrove (e a qualsisi modo?)?
Prendiamo l'opposto, la Svizzera: paese avanzato, forte economia, popolazione altamente acculturata, immigrazione ben regolata. Però ha deciso di rimanersene per i fatti suoi. Non ha chiesto di entrare in Europa e non lo farà mai.
Il motivo, per loro, è semplice: a fronte di un vantaggio economico c'è il rovescio dato dalla possibilità di ritrovarsi in casa propria gente indesiderata, ignorante o criminale. Svalutandone quindi l'immagine stessa della Svizzera.
A noi farebbe piacere avere la Svizzera nell'UE, ma capisco le loro ragioni: al momento le regolamentazioni dell'Unione non le garantiscono basi necessarie per un futuro sereno.
Ecco il metro di giudizio giusto: l'entrata di un paese arricchisce tutti noi o ne abbassa il livello? Vogliamo diventare un Unione seria, rispettabile e solida o vogliamo diventare un pout pourrì di nazioni slegate tra loro, dove non ci si fida del proprio 'vicino' e si pensa solo al proprio tornaconto?
Perchè se si pensa, sempre e solo, al denaro come metro di giudizio, si lasciano indietro moltissimi altri fattori che regolano il benessere di una comunità!!!
In tal ottica è ovvio che la Romania non era ancora pronta!
Ho aspettato a scrivere queste parole, perchè i miei pensieri non erano sereni e calmi.
Stò parlando di quel che è successo a Roma circa una settimana fa, nella periferia, a Tor di Quinto.
Non nego che la notizia mi abbia dato il sangue alla testa e che mi abbia fatto pensare male riguardo ai Romeni.
Ecco perchè non ho voluto subito lanciarmi in facili accuse che potevano avere un qualche cosa di xenofobo nei toni... Così ho lasciato calmare i miei pensieri peggiori.
I fatti li conosciamo tutti e quindi non serve riproporli.
Quello di cui vorrei parlare, invece, è della reazione gratuita e immotivabile dei nostri concittadini romani che hanno assalito 4 romeni, ignari e innocenti, all'uscita di un supermercato picchiandoli, accoltellandoli e bastonandoli.
E io mi chiedo: Ma perchè? che bisogno c'era? perchè abbassarsi a simili livelli? vogliamo davvero passare per un popolo che stà diventando xenofobo e razzista? Se iniziamo a farci giustizia per conto proprio ci abbasseremmo agli stessi livelli di popolazioni ben meno acculturate e civili!
A prescindere da come funziona la nostra giustizia, che io reputo comunque a bassi livelli, per cose del genere non esiste giustificazione.